Preghiera di un bambino rifugiato (Victor Rojas )

Signore, io sono un bambino stanco di camminare, ho paura dei sentieri e delle ombre della notte. Ho dormito sui cuscini di pietra e ho fissato il mio sguardo sulle stelle. Forse, Signore, tu passeggi di stella in stella come un bambino rifugiato? E tutti ti guardano di traverso? Ti danno dei calci? Ti chiedono un documento d’identificazione? E ti allontanano dal tuo orsetto di peluche e dal tuo piccolo trattore di legno? Spero di no… Le stelle brillano, ed io voglio credere, Signore, che sono i tuoi occhi desiderosi di ridestare speranza. Il corpo di mio padre è rimasto sul giardino affianco all’albero di ciliegi. Mia madre piangeva e accarezzava i miei capelli ondulati e stringeva le mie mani e mi proteggeva con il suo corpo. Ora, i miei occhi conoscono solo quella fiamma che tutto avvolge. Camminiamo, camminiamo, camminiamo. E quella fiamma ci perseguita e non c’è posto nella tua terra, Signore. Ogni sentiero è seminato di lacrime e di mine antiuomo e dove i sentieri finiscono ci dicono che non c’è posto per bambini con il visetto da spaventapasseri. Signore, sono stanco. Ho dimenticato le fiabe di pirati e balene azzurre che mio nonno mi raccontava in tempi precedenti alla guerra. Signore, quando mia mamma ed io siamo arrivati alla fine del cammino, dì loro che i miei piedi sono pieni di vesciche al punto di scoppiare; che sono piccolo e la terra è grande; che voglio ritornare a giocare alla gallina cieca, ed “al ponte è rotto come lo ripariamo, con l’uscio d’uovo, con l’uscio d’uovo”; dì loro che non è vero che Tu hai disegnato sulla terra linee che dividono la gente.